Limewire alle strette: rischio di chiusura e 450 milioni di danni

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Limewire, uno tra i più noti un client p2p che si appoggia alla rete Gnutella, è stato messo alle strette dalla maglia dell’antipirateria. A far causa sono state le 13 case discografiche riunite nella Riaa (Record Industry Association of America) chiedendo il congelamento della piattaforma per lo scambio di file e un risarcimento senza precedenti che potrebbe sfiorare i 450 milioni di dollari.

Le 13 case discografiche, Arista, Atlantic, BMG Music, Capital, Elektra, Interscope, LaFace, Motown, Priority, Sony BMG, UMG, Virgin, e Warner Brothers erano già riuscite ad ottenere una condanna di Limewire per incitamento alla violazione dei diritti d’autore il mese scorso (la prima causa risale al 2006), oggi pretendono però anche un risarcimento senza eguali e il congelamento di tutti i beni dell’azienda Lime Group che gestisce il client.

Perchè congelare i beni? Perchè la Riaa teme che Mark Gorton, il responsabile di Limewire possa trasferire (come sembra stia già accadendo), un importante quantitativo di azioni su altre società cercando di ridurre così la riscossione dei danni. I minuti sembrano contati, una decisione del tribunale potrebbe porre fine al futuro di uno dei migliori programmi di file sharing, uno dei pochi a non ricorrere al fastidioso adware (i programmi “pubblicitari” che vengono installati assieme al software principale).

A salvare Limewire potrebbe essere il suo funzionamento decentralizzato. Per metterlo definitivamente offline dovrebbero infatti essere chiusi tutti i server che ne concorrono al funzionamento rendendo a man mano sempre più difficile la ricerca di file; è più probabile quindi che siano gli stessi utenti a migrare a altri servizi. Quello che colpisce dalla vicenda è l’ineguaglianza delle pene: Alla Britsh Petroluem per gli ingenti danni ambientali nel Golfo del Messico sono stati chiesti 75 milioni di dollari mentre lo scambio di file potrebbe essere sanzionato con 450 milioni…

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